Nel middle market e nelle imprese di grandi dimensioni la gestione del rischio non è solo polizza: relazioni, tecnologia e consulenza diventano leve di competitività, con QBE in prima linea nell’integrazione tra innovazione e mercato
L’Italia non è un Paese così sottoassicurato, se si guarda al complesso di corporate e middle market. Per le imprese di maggiori dimensioni gestire i rischi non è un concetto astratto o una formalità burocratica: è un vero asset strategico. E poiché il panorama dei rischi diventa sempre più complesso, la scelta del partner assicurativo diventa centrale per la crescita e la resilienza delle imprese. Qui la relazione tra compagnia, broker e azienda non è un “di più”, ma un motore fondamentale del mercato: la capacità di dialogare, condividere competenze e anticipare i bisogni del cliente è un fattore fondamentale per la competitività.
In questo contesto opera QBE, gruppo internazionale specializzato in soluzioni assicurative per aziende - principalmente grandi e medie – , la cui offerta copre i rami property, liability e financial lines, insieme a specialty quali cyber e D&O e soluzioni dedicate a settori strategici come energia, infrastrutture, industria e trasporti. La compagnia gestisce anche programmi internazionali e propone servizi di risk management avanzati, per rispondere a necessità complesse, proteggere le filiere e supportare strategie di crescita globale.
“Il nostro ruolo non si limita alla protezione: creiamo valore attraverso relazioni solide e una cultura condivisa del rischio”, sintetizza Davide Anselmo, General Manager di QBE Italia. “L’obiettivo è costruire un ecosistema aperto, dove clienti, broker e stakeholder possano dialogare e crescere insieme. Solo così il mercato diventa più attrattivo e sostenibile nel tempo”. La filosofia è chiara: la gestione del rischio non può essere ridotta a premi o contratti, ma si fonda sulla capacità di leggere il contesto, anticipare scenari e creare un network di conoscenze che generi valore condiviso. Oggi le aziende italiane si trovano a fronteggiare minacce complesse: cyber attack, interruzioni nella filiera, responsabilità operative, danni catastrofali. Il gruppo adotta un approccio integrato che combina assessment on-site, risk engineering, simulazioni avanzate, protezione dei dati in ambienti dedicati e consulenza personalizzata. Ogni intervento non si limita a mitigare il rischio, ma punta a fornire strumenti concreti per una gestione operativa e strategica più efficace.
La visione di QBE va oltre quella del tradizionale assicuratore per proporsi quindi come hub relazionale, non solo commerciale. I suoi spazi – dalle sale riunioni alle terrazze – diventano luoghi di iniziative culturali e sociali, di confronto tra broker e clienti, di eventi che consolidano la fiducia reciproca. La relazione si trasforma in leva di conoscenza, condivisione e crescita: più il dialogo è profondo, più il mercato diventa trasparente e resiliente.
Il mercato assicurativo italiano attraversa una fase di razionalizzazione: i grandi gruppi internazionali puntano a integrare retail e corporate, mentre player di nicchia guardano al middle market, attratti dall’ampio spazio non ancora presidiato. QBE sceglie una strada diversa: la specializzazione. Focus su clienti aziendali, tecnologia e consulenza. “Il nostro obiettivo è rafforzare la relazione con le imprese, offrendo strumenti che vanno oltre la polizza: unendo competenza, innovazione e formazione sul rischio”, evidenzia Anselmo.
L’innovazione passa anche dalla digitalizzazione dei processi interni e dall’uso dell’intelligenza artificiale nella sottoscrizione e nella valutazione dei rischi. La modernizzazione dei sistemi permette di accelerare l’analisi dei dati, proteggere le informazioni sensibili e garantire continuità operativa anche in scenari complessi. Allo stesso tempo, la cultura della relazione resta centrale: conoscere il cliente, dialogare con i broker, costruire fiducia e consapevolezza è considerato un vantaggio competitivo tanto quanto la tecnologia.
Il mercato assicurativo corporate italiano del 2025 è dunque evoluto, sofisticato e ancora in espansione. La sfida non è solo limitare i rischi o proteggere i beni, ma costruire un ecosistema di conoscenza e relazione, dove ogni rapporto è un punto di partenza per uno sviluppo strategico. Chi saprà investire su cultura del rischio, tecnologia e relazioni – come si propone di fare QBE – potrà trasformare le incertezze in opportunità concrete, consolidando un modello sostenibile, resiliente e pronto a crescere nel tempo.
L'articolo è stato originariamente pubblicato su Milano Finanza.